C’è un peso che preme su ogni scelta politico-amministrativa a Bellaria Igea Marina. È il principio, considerato indiscutibile, del mantenimento dello status quo.
Da tanti anni, infatti, ogni scelta che coinvolge l’impresa privata (commercio, ricettività, stabilimenti balneari) è chiamata a misurarsi sui benefici e sui danni che questa provoca sulle attività esistenti. C’è un vizio di interpretazione che sovrasta il tutto: ogni valutazione sul mantenimento o la crescita di segmenti turistico-commerciali non viene effettuata sul settore d’interesse ma sulla titolarità (impresa o famiglia, gestore o proprietario). Quindi, invece di favorire la libera concorrenza (criterio basico per un’economia di mercato), si cerca di “proteggere” l’esercizio esistente. Il risultato, ovviamente, è la penalizzazione, nel tempo, dello stesso esercizio, che avrà sempre meno potenziali clienti perché il sistema, nel suo complesso, non riuscirà ad essere attrattivo e, alla fine, anche un negozio di mutande, seppur privo di concorrenti, si scoprirà fuori mercato perché quella località in cui insiste non attrarrà più nessuno.
Confcommercio plaude al nuovo regolamento sul commercio. Posizione non condivisibile ma in parte comprensibile: un’associazione di categoria tende a difendere gli interessi dei propri associati, anche quando questi sono basati su valutazioni dalla vista corta.
Ma una pubblica amministrazione no. Al governo locale viene chiesto qualcosa di più, da chi ci amministra pretendiamo risposte che sappiano guardare, con coraggio e competenza, al futuro della città, dalla rete commerciale al benessere delle famiglie. Ho un vago dubbio che in piazza del Popolo non capiscano neppure di cosa stiamo parlando.

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